On Paper

22 marzo 2021
La mostra milanese, visitabile fino al 30 aprile alla galleria Monica de Cardenas, è animata dalle opere di quattro artisti italiani accomunati dal supporto cartaceo e dall’uso del disegno come elemento costante della loro ricerca, che esplora varie tecniche espressive.

Quattro stili dalle spiccate differenze, quelli di Marco Belfiore, Lupo Borgonovo, Elena Ricci e Federico Tosi, che trovano un’ideale unità nel ricorso al disegno, come punto di partenza della composizione, e del supporto cartaceo da cui il nome della mostra.

Marco Belfiore presenta due serie di disegni: Random Access Memories, caratterizzata da bizzarri disegni dallo stile illustrativo e provocatorio che si ispirano alle “macchine” erotiche di Picabia e alle rappresentazioni tecniche di inizio Novecento; e Genderpathy, che deve il suo nome alla fusione di due parole improbabili: “genderparty” e “genderpatia”, e in cui la capacità dell’identità di genere di mutare e sfuggire a definizioni certe, secondo variabili geografiche, storiche e culturali, rende tutti noi esseri mutevoli, protagonisti di questo ipotetico grande “party”.


Le due serie di disegni di Lupo Borgonovo scaturiscono da immagini di opere d’arte antica estrapolate dal loro contesto. La serie O si ispira ad alcuni piatti della collezione del Metropolitan Museum di New York; La serie Tour è invece concepita partendo da alcune nature morte del Rijksmuseum di Amsterdam. Nella prima i motivi delle ceramiche sono riprodotti attraverso un atto ripetitivo, tracciando dei piccoli cerchi a inchiostro fino a far scomparire le immagini nella trama, in una pratica gestuale simile ad un mantra, che richiama la scrittura automatica surrealista. La seconda fa riferimento alla presenza ricorrente dei limoni nelle nature morte olandesi del XVII secolo, quale allegoria di prezioso ed esotico. L’artista li rappresenta isolati dalle loro composizioni collocandoli in uno spazio bianco, come pianeti nel loro moto di rotazione e rivoluzione.


I pastelli su carta di Elena Ricci fanno emergere un mondo in bilico tra razionale e irrazionale, realistico e onirico. L’artista dice "Mi interessa precisamente il confine, la soglia tra questi due mondi, che non sono mai nettamente separati, ma sconfinano continuamente l’uno nell’altro e si compenetrano. Sono come delle immagini-ponte, che mettono in stretta relazione il visibile con l’invisibile. Il pastello è una delle tecniche che prediligo perché è l’unica che mantiene intatte le qualità del pigmento puro: il colore è vibrante, brillante, polveroso, sensuale.”


Per Federico Tosi il disegno è una pratica quotidiana, il metodo con il quale registra un eclettico flusso di idee che vengono fissate su vari supporti cartacei. Nel suo lavoro confluiscono numerose suggestioni: molte date dai suoi viaggi, dove l’artista osserva famelicamente ogni cosa, creando immagini sottilmente ironiche o grottesche; altre scaturite dalla pura immaginazione, spesso collegata alla ricerca scientifica o anatomica e accompagnata da un costante rimando al memento mori.

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