Antica Cartoleria Novecento

8 aprile 2021
“Il negozio è la nostra immagine, rispecchia quello che siamo, quindi non esponiamo cose che non abbiamo scelto ma solo e unicamente ciò che ci piace personalmente.” Alberta Capponi e Ariberto La Rocca ci accolgono nella loro affascinante cartoleria, fondata nel 1899: Un tuffo nei primi del novecento, tra cordialità, arredi in legno e penne d’epoca

Ci può raccontare la storia dell’Antica Cartoleria Novecento?

“La cartoleria nasce nel 1899. E la nostra è le terza famiglia a portare avanti l’azienda.  La prima famiglia che ha gestito la cartoleria è la famiglia Lazzaretti: il palazzo fu costruito nel 1898 e l’anno successivo esisteva già  la licenza di cartoleria a loro nome. I Lazzaretti hanno gestito la cartoleria  per 46 anni, fino al 1945, tra figli, nipoti e “congiunti” vari. Sotto all’insegna attuale esiste ancora quella originale di metallo”.

“Dal 1945 al 1984 invece la cartoleria è gestita dalla famiglia Filippini, da cui l’abbiamo rilevata nell’84. In quell’anno è subentrata mia moglie Alberta, e siamo ancora qua, rischiando di fare anche i nostri 40 anni di gestione.”

Come mai avete deciso di rilevare la cartoleria?

“Sia io che mia moglie veniamo da un altro mondo: io lavoravo con diversi ruoli in aziende; lei faceva la mamma. I figli crescevano e la vedevo sola e ho pensato che una sfida l’avrebbe motivata. Alberta l’ha presa di petto e portata avanti molto bene da allora”

La cartoleria faceva parte dei negozi di rispetto, o negozi di quartiere: panettiere, cartoleria, pizzicagnolo, ossia droghiere; vetraio.

 Le cose si compravano e producevano per durare, ora tutto si butta, è destinato a rompersi e a logorarsi.

 Sennò non si può alimentare il ciclo di produzione. Meccanismo contestato negli ultimi anni, in cui si sta rivalutando il valore del riuso.

Potete raccontarci qualcosa riguardo all’arredo del negozio?

Quando siamo entrati nell’84 ho cercato di preservare quel bello che c’era. Preservare l’ambiente mantenendo quello che già c’era di bello e aggiungere cose che fossero pertinenti. Di originale del 1899 ci sono le vetrine, il mobile a parete, e il tavolo di lavoro. Inoltre il piccolo bancone , che è il lato corto del bancone originale. Il bancone originale era molto grande e divideva lo spazio tra la parte dove poteva stare il cliente, e la zona dedicata al venditore. Io ho mantenuto solo il lato piccolo perché invece immaginai, già all’epoca, una struttura un pochino più aperta, in cui il cliente potesse girare liberamente per il negozio.

Il materiale è pich pine – legno con cui si facevano i mobili da ufficio di una volta. È un legno gradevole e dà ancora a distanza di anni odore di resina. Si tratta di un pino rosso che prima di essere tagliato stava sulla pianta una decina d’anni e quindi acquistava questo colore rossiccio. Ora lo usano dopo 5 anni e rimane di un colore tendente al giallo.

         Entra un cliente. È distinto e indossa un cappello a tesa larga.  “Comunque questa è la cartoleria più divertente di Milano”- mi confida .Mi racconta che Ariberto è un impareggiabile conoscitore delle penne, che sulle stilografiche non lo batte. Poi esamina una parker d’oro, probabilmente degli anni 60, e scambia qualche battuta con Ariberto. L’avventore sarà nostra compagnia per una buona mezz’ora. -

Ariberto mi mostra poi la scala a chiocciola che porta al soppalco: “questa scala viene da firenze, ho trovato una fonderia che usa stampi di inizio 900 e da allora me la invidiano tutti”. E di sicuro a generare invidia è anche il piano superiore.

“L’allestimento del soppalco è recentissimo: per tanto tempo è rimasto come magazzino; poi mi sono stufato di tutte queste scale, ed essendo un bello spazio ho deciso di farci un luogo accogliente per i clienti: si sta li, si prende un caffè, si chiacchiera.. si fa salotto. L’ho messa insieme unendo cose che col tempo trovavo, un po’ in stile per mantenere il gusto fine 800 inizio 900.”

 

Mentre Ariberto serve una signora, Alberta mi confessa la sua passione per la bella scrittura, e le lettere scritte in stilografica

“Prima le persone amavano la scrittura. Amavano scrivere con la stilografica. Ai bambini, a scuola, si insegnava l’intero percorso della grafia: dalla matita, alla cannuccia col pennino, per poi passare alla stilografica. Il computer va bene per chi ha fatto tutto il percorso. Chi non lo ha fatto dovrebbe ripartire da lì, e poi usare tranquillamente il computer. Perché acquista un’educazione al bello. Se una lettera è scritta male, è scritta male. Va rifatta. Non va corretta lì per lì. Senza la comodità della correzione a computer uno riflette su ciò che deve fare. “

 

Ho visto che tenete alcune penne da collezione, come sono entrate nel vostro negozio?

“Quando abbiamo iniziato mi son detto: io mi devo interessare al settore della cartoleria dal lato che mi piace. E ho scoperto le penne d’epoca. Si tratta di un mondo affascinante, fatto di personaggi molto singolari.”

Racconta Ariberto, che dagli anni ‘80 sembra aver imparato molto, tanto che riconosce senza tentennamenti la penna con cui sto prendendo appunti, indovinandone anche il luogo di produzione  – una Parker 75 made in France – e spiegandomi che la stessa penna nella produzione americana aveva il fusto meno fine e più “bombato”. In negozio gli avventori possono trovare penne nuove e d’epoca con una considerevole forbice di prezzo (dai 20 fino ai 2000 euro).

La passione per le penne - d’epoca e non solo – lo ha inoltre portato ad approfondire la conoscenza di questi strumenti, e da molti anni offre ai clienti il servizio di riparazione.

 

 

Qual è il prodotto che vendete di più?

“Il prodotto che vendiamo di più sono i biglietti. I biglietti sono il nostro pane quotidiano”.

Nel vasto assortimento della Cartoleria sono presenti alcuni biglietti Pop-Up, coloratissimi e adatti a un target più giovane; la grande maggioranza dei biglietti proposti però si contraddistingue per una spiccata eleganza.  La scelta è vasta ma frutto di un lavoro di selezione molto netto, che non indulge al gusto pop, e a trivialità di sorta.

Tra i tanti biglietti di qualità e di classe, spiccano quelli di “il papiro” di Firenze, realizzati con carta di qualità e stampati a mano e a rilievo.

 

 

Un tocco d’oriente in piazza Risorgimento

Tra fine Ottocento e inizio Novecento era dilagante la passione per il gusto estetico orientale e per i prodotti esotici. Forse per questo motivo non si è subito colpiti dagli stupendi prodotti di artigianato indiano esposti in negozio.

“La parte di prodotti, di gusto orientale nasce di recente dal desiderio di portare avanti il discorso dei una proposta articolata e interessante. Quando ero ragazzetto ero affascinato dal discorso che faceva marco polo, che diceva “devo portare ciò che è lontano, vicino e disponibile.  Il mio obiettivo è trovare cose di nicchia, che i clienti non possano trovare altrove. Per questo puntiamo molto sull’artigianato”.

Come ci spiega Ariberto, la costante ricerca dell’eccellenza e del prodotto raro segue una decisa scelta merceologica intrapresa sia per differenziarsi, evitando la concorrenza della grande distribuzione organizzata,  che per un interesse, o propensione per il Bello. Una direzione presa con coraggio a cavallo tra anni ’90 e Duemila, che contraddistingue tutt’oggi la cartoleria:

“20 anni fa abbiamo eliminato scuola e ufficio, e ci siamo specializzati in prodotti di nicchia. Oggi proponiamo saari indiani e foulard di ottima fattura importati dall’india, e abbiamo molte penne d’epoca e da collezione. Se si tratta di forniture ufficio o materiali per la scuola, dirotto i clienti, e gli indico un’altra cartoleria che è a pochi metri da noi”


 

 

 

 

 

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