Carta e Penna battono touchscreen e tastiere

27 novembre 2023
Appunti e memoria: Chi prende appunti scrivendo a mano ricorda meglio ciò che ha scritto A svelarlo uno studio dell'Università di Tokyo: scrivere su un foglio aiuta perché la "liquidità" del digitale fa sì che il cervello non riesca ad attribuire una posizione spaziale univoca alle informazioni

Tutti, almeno una volta, ne avranno avuto il dubbio o una vaga percezione. Fino ad oggi però, l’idea che scrivere in formato digitale invece che con carta e penna lasciasse un ricordo meno definito nella nostra mente, non aveva ancora trovato riscontro e conferma scientifica, rimanendo considerabile come un preconcetto da tradizionalisti obsoleti. Ci ha pensato un gruppo di ricercatori dell'Università di Tokyo a dare solidità e portare le prove di questa teoria con uno studio pubblicato su Frontiers in Behavioural Neuroscience. Nello studio 48 volontari – tra  18 e 29 anni di età – hanno letto un dialogo in cui erano citate 14 date, legate ad appuntamenti e vari compiti da eseguire. Conclusa la lettura, i soggetti sono stati divisi in tre gruppi ed è stato chiesto loro di annotarsi la sequenza di azioni da eseguire nel tempo in tre modi diversi: con carta e penna, su un'app con calendario digitale per tablet (usando uno stilo), e con un'app calendario per smartphone (usando il touch screen).

A distanza di un'ora dall’appunto ai tre gruppi è stato sottoposto un test con domande relative agli appunti trascritti in precedenza. Mentre i soggetti compilavano il questionario, un dispositivo a risonanza magnetica a cui erano collegati analizzava il flusso del sangue cerebrale e le regioni del cervello che “brillavano di più” (ovvero quelle maggiormente irrorate). A spiegare i risultati Kuniyoshi Sakai, docente di neurobiologia all'Università di Tokyo:

"Abbiamo osservato che chi ha usato carta e penna ha avuto, rispetto agli altri gruppi, più attività nelle aree cerebrali associate al linguaggio, alla visualizzazione dell'immaginario e nell'ippocampo, area che si sa essere associata ai ricordi e alle informazioni spaziali", inoltre "Chi ha usato carta e penna è stato più veloce nel compilare il questionario. Riteniamo che questa differenza sia dovuta al diverso modo di formazione dei ricordi che ha chi scrive a penna e chi scrive su un mezzo digitale".

Il motivo per cui prendere appunti con carta e penna imprime in modo più efficace i ricordi sembra essere legato alla natura spaziale della scrittura a mano: "Quando prendiamo appunti scrivendo su un quaderno fisico, le informazioni che scriviamo occupano un posto ben preciso nello spazio, che peraltro è permanente. Possiamo riaprire il quaderno in qualsiasi momento, e l'informazione sarà sempre nello stesso posto" spiega Sakai. "Con il digitale è diverso. Lo spazio in cui vengono memorizzate le informazioni è più confuso, perché è virtuale e non è univoco ma soltanto relativo: lo creiamo semplicemente facendo scorrere lo schermo. Ma se faccio scorrere lo schermo, o se spengo il tablet, è come se quanto ho scritto prima fosse, ai miei occhi. Questa "liquidità" del digitale fa sì che il cervello non riesca ad attribuire una posizione spaziale univoca alle informazioni. E la memoria ne risente".

 

 L’importanza della collocazione spaziale delle informazioni è d’altro canto alla base di molte tecniche mnemoniche in auge fin dall’antichità, come il ciceroniano “palazzo mentrale”, dove per ricordare una sequenza di cose si immagina di disporle in maniera ordinata nelle varie stanze di un palazzo, o le mappe concettuali che, molto in uso durante il rinascimento, stanno tornando oggi ad interessare in molti campi del sapere e perfino del corporate.

 

Inoltre – al contrario della tastiera che incoraggia la trascrizione passiva – l'uso di carta e penna induce chi prende appunti a riepilogare mentalmente quanto appreso per poi trascriverlo in maniera attiva, con parole proprie, appropriandosi di più del contenuto.

Prendere appunti con carta e penna ci permette inoltre, all’occorrenza, di variare liberamente dimensione, carattere, e persino di passare dalla scrittura al disegno mantenendo la continuità dell’atto, senza quindi interrompere l’ascolto ne il gesto di scrittura per aprire altri programmi o passare da un tool all’altro.

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