L’inchiostro

21 febbraio 2022
Che sia nero o colorato, gel o liquido, tradizionale o “simpatico” l’inchiostro ci accompagna ovunque, in attesa nel calamaio o nello stilo della penna che portiamo con noi. Scopriamo la sua evoluzione, le differenze tra i diversi usi, e le nuove tendenze.

UNA STORIA MILLENARIA

 

Le prime misture di inchiostro risalgono a 5 mila anni fa, e furono sviluppate, quasi in contemporanea per prime dagli Egizi e dai Cinesi.

 

Gli Egizi utilizzavano due inchiostri: uno nero a base di nerofumo e gelatine e, l’altro rosso, fatto con estratti vegetali e solfuri o ossidi. Da quella volta anche tuttora si dice “inchiostro di china” per intendere l'inciostro nero, l’unico che veniva usato dai cinesi agli inizi.

 

Al tempo della Roma antica, l’inchiostro era chiamato Atramentum. Fabbricare inchiostro, a quel tempo, era una vera e propria arte artigiana a quel tempo.

La prima ricetta per un inchiostro perfetto la troviamo nella descrizione di Vitruvio, scrittore romano vissuto nel I sec. a.C.: al nerofumo di pece, per fare un buon inchiostro, veniva mescolato un legante, come la gomma arabica, un olio o anche la colla di pesce.

Nelle decorazioni con inchiostri colorati di quel tempo,  il nerofumo veniva sostituito con altri elementi, come le conchiglie dei murici per ottenere un  rosso porpora.

 

In origine, come anche nel medioevo, per stendere l’inchiostro venivano utilizzate delle canne di palude chiamate  calami, da cui il nome calamaio per la boccetta dove si teneva l'inchiostro.

l’inchiostro ai tempi era essiccato ma era pronto all’uso in qualsiasi momento: bastava infatti un po’ d’acqua per diluirlo e, una volta sciolto, era di nuovo pronto all’uso.

 

Con gli anni,  sono comparsi anche gli inchiostri metallogallici, dati da una reazione chimica tra il tannino che veniva estratto dalle scorze di frutta o noci di galla assieme a un sale metallico.

 

Con la nascita della stampa a caratteri mobili  è nata una vera industria dell'inchiostro e, dal 1800 si è iniziato ad utilizzare sostanze chimiche al posto di quelle naturali che hanno reso possibile la creazione di una grande varietà di inchiostri

 

 

 

L’INCHIOSTRO MODERNO E IL RITORNO AGLI INCHIOSTRI VEGETALI

 

L’inchiostro moderno è a base di anilina, un liquido oleoso, moderatamente solubile in acqua, incolore appena preparato, ma in grado di virare al giallo bruno in presenza di ossigeno. Entrato un uso come base per i coloranti sintetici nel 1856. La maggior parte degli inchiostri all’anilina sono coperti da brevetto, per cui la loro esatta composizione non è nota. Mentre i primi inchiostri moderni erano molto sensibili all’esposizione all’aria e alla luce; la migliore qualità delle varietà prodotte al giorno d’oggi conferisce loro maggiore stabilità, anche se sono facilmente attaccati dagli agenti chimici. Tra gli inchiostri all’anilina di più largo consumo si debbono ricordare quelli per le penne a sfera (solubili in acqua e nei più comuni solventi organici) e quelli per le penne stilografiche (solubili in acqua e molto sensibili alla luce).

 

Tornando al presente, c’è un lento ma convinto ritorno agli inchiostri vegetali, dovuto a due motivi principali, entrambi legati alle normative della Comunità Europea a riguardo.

Il primo è stato l'introduzione di norme severe sul contenuto di metalli pesanti, come piombo, cadmio e cromo esavalente. Nelle vernici si usavano pigmenti a base di cromo per ottenere il giallo (è uno dei motivi per cui i taxi da noi sono passati dal giallo al bianco) e di piombo per i famosi "minio" (utilizzato come antiruggine) e "biacca" (bianco). Questi colori sono stati sostituiti con pigmenti organici. Nel campo degli inchiostri è accaduto qualcosa di simile, ovvero la sostituzione di composti con metalli pesanti con pigmenti organici.

Il secondo è la normativa REACh, che per la prima volta al mondo stabilisce che una azienda che produce o importa una sostanza nell'Unione Europea in più di 1 tonnellata/anno deve presentare un dossier in cui dimostra che essa è sicura per gli usi ai quali è destinata. Nel campo degli inchiostri i requisiti di sicurezza sono molto alti poiché un inchiostro può finire sulle dita o essere accidentalmente ingerito se la penna finisce nelle mani di un bimbo. Di conseguenza la sua destinazione d’uso, che in gergo tecnico si chiama "uso disperso", pone requisiti di sicurezza molto maggiori che non per una sostanza che viene usata solo da personale specializzato in ambienti controllati. Produrre un dossier ha alti costi per via della quantità di dati e di studi che occorre allegare, quindi molte aziende, di fronte o a sostanze che avrebbero potuto comportare problemi (ad esempio il fenolo, per il quale recentemente sono stati ridotti i limiti di esposizione) o anche solo di fronte al fatto di dover investire per la registrazione di una sostanza sapendo di non poter recuperare i costi, hanno preferito riformulare i loro prodotti.

 

 

INCHIOSTRO PER STILOGRAFICHE: COME SCEGLIERLO?

Non sempre risulta facile scegliere l’inchiostro più adatto al proprio strumento di scrittura e ai propri gusti; le qualità fondamentali dell’inchiostro per scrivere devono essere – tra le altre- la rapidità nei tempi di essiccazione, la nitidezza del tratto, la scorrevolezza e l’inalterabilità del colore.

Oggi, sul mercato è possibile trovare una grandissima varietà di inchiostri per penne stilografiche che si differenziano tra loro per colore, tono, sfumature, tempo di asciugatura, tipo di contenitore (che a seconda della forma e del design può rendere più o meno facile la ricarica del serbatoio).

Il punto di forza della penna stilografica, che la differenzia nettamente dai modelli roller e da quelli a sfera, è la qualità del tratto, unico in quanto a espressività, eleganza, fluidità e scorrevolezza. Proprio per questo, ci sono tantissimi tipi di inchiostro differenti per la penna stilo, che consentono un’ampia scelta in linea con le caratteristiche di ricercatezza e sofisticata eleganza di questo strumento di nicchia.

A seconda del modello, l’inchiostro per la stilografica può essere fornito al serbatoio con una cartuccia, un contagocce, o con altri sistemi di trasmissione abbastanza specializzati. Quando ci si appresta a scegliere un inchiostro tra i tanti a disposizione, bisogna anzitutto evitare di scegliere modelli troppo economici. Un inchiostro non buono potrebbe inficiare le ottime capacità della stilo. Certo, nemmeno si tratta di scegliere sempre e comunque l’opzione più cara. Piuttosto, per andare sul sicuro, occorre prendere in considerazione alcuni importanti aspetti che consentono di valutare al meglio le qualità dell’inchiostro.

Le caratteristiche fondamentali per un buon inchiostro sono fluidità e delicatezza. L’inchiostro deve poi garantire una rapida asciugatura, scorrevolezza e non deve assolutamente corrodere il materiale con cui entra in contatto. Inoltre, aspetti fondamentali sono anche la resistenza all’acqua, la saturazione e la permanenza su carta. Tutti questi elementi sono da valutare, prendendo comunque in considerazione che l’inchiostro per le stilografiche può essere nero o colorato e che anche questo influisce sulle caratteristiche del tratto. Una stilografica a tratto fine, per esempio, potrebbe soffrire nettamente un inchiostro di colore tenue, che invece potrebbe rivelarsi perfetto per un tratto Bold.

Proprio per la complessità della scelta e le diverse componenti tecniche di cui occorre essere a conoscenza, spesso, la soluzione migliore, e quella presa più spesso dai clienti, è rivolgersi a un punto vendita specializzato in grado di fornire tutta l’assistenza e i consigli necessari.

Tags: penne, inchiostri
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